JOKER FOLLIA DA OSCAR

“It’s so hard to be happy all the time”

Vincitore del Leone d’oro del 76° Festival del cinema di Venezia, il nuovo film di Todd Phillips sbanca da subito il botteghino. Lui, il protagonista, il magistrale Joaquin Phoenix, nei panni di Joker colpisce lo spettatore come un destro da peso massimo, sin dalle prime scene.

Prendendo spunto dall’omonimo personaggio dei fumetti DC Comics, Joaquin Phoenix incarna l’antieroe per eccellenza, in una Gotham City del 1981 tra degrado, cumuli di spazzatura e grattacieli di solitudine.

 Questa è la genesi di una follia, la storia di un male profondo e antico, timer di una bomba emotiva cresciuta al caldo di rancore e solitudine.

Tra noir e pulp, i 122 minuti della pellicola, ci tengono incollati allo schermo, e mostrano l’escalation di una lucida e cupa follia di un uomo, Arthur Fleck, che dopo aver subito abbandoni e abusi, realizza che l’unico modo per sollevarsi sopra tutta quella spazzatura di gente senza anima, è quello di liberarsene, per non doverli più vedere, per non farsi più ferire.

Ci sono gesti che il personaggio compie, che fanno male da quanto sono affilati. La sua risata, che ci arriva come grido strozzato di dolore, inconsapevole richiesta di aiuto e comprensione. E l’altro, ugualmente forte, che ritroviamo nel suo stesso sangue, con cui Arthur Fleck ormai sublimato nel Joker, si disegna un sorriso distorto sul volto e nell’anima.

Joker ci trascina con lui nella spietata e irreversibile discesa agli inferi, attraverso una rinascita rovesciata, nel superamento del concetto di limite. Il limite del conformismo sociale, ad esempio, rappresentato da De Niro, presentatore televisivo di successo arrivista e senza scrupoli. Ci fa male vedere Arthur che sorride, nel vedersi in tv durante lo show più famoso della sera, per poi scoprire di essere stato usato solo per suscitare comicità. La trasformazione fisica del personaggio durante il film, è direttamente proporzionale a quella emotiva: più il fisico si assottiglia, più la personalità di Joker si amplifica fino ad esplodere nell’apoteosi di spettacolari colpi di scena sino alla spettacolarità delle ultime scene.

Alla fine Joker, con i suoi gesti estremi, genera inconsapevolmente uno stuolo di proseliti che combattono per la giustizia, davanti allo sguardo folle di un antieroe per cui, come accade sempre con i testi ben congegnati, abbiamo tifato per tutto il tempo, sperando in un’assurda redenzione.

“…Per tutta la vita non ho mai saputo se esistevo veramente…ma esisto, e le persone iniziano a notarlo”.

Stesura di Cristina Capograssi

RPI

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